Alessio Piamonti - I livelli degli impianti d'allarme intrusione: cosa sono e come si realizzano grazie al metodo tabellare

Alessio Piamonti - I livelli degli impianti d'allarme intrusione: cosa sono e come si realizzano grazie al metodo tabellare

La norma CEI 79-3 individua e standardizza due metodi di progettazione di impianti di allarme intrusione grazie ai quali puoi raggiungere il livello di prestazione richiesto e determinato dall’analisi del rischio descritta su un mio precedente articolo.

Il primo metodo progettuale è quello definito come “metodo tabellare”. Si tratta, come dice la parola stessa, di seguire tabelle le quali riportano, per ogni livello di prestazione che si vuole perseguire, la quantità minima di dispositivi necessari per raggiungere tale livello. Per un livello 1, ad esempio, basteranno meno apparecchi rispetto ad un livello 2. Si tratta di un metodo relativamente semplice, di agevole lettura, ma che può essere più rigido e dispendioso nel caso di impianti parecchio estesi o di protezione di grandi ambienti rispetto all’altro metodo progettuale: il “metodo matematico”.

Il metodo matematico, molto più articolato e complicato rispetto al metodo tabellare: utilizza funzioni ed equazioni che consentono di raggiungere il livello di prestazione richiesto permettendo di colmare alcune lacune di una protezione mediante l’efficienza di un’altra. E’ un metodo però più complesso e non di immediata applicazione.

In questo articolo mi limiterò a darti le indicazioni preliminari, per poi riportarti un link ad un video in cui puoi capire meglio come è strutturato normativamente il metodo tabellare.

Ma andiamo prima a ricapitolare quali sono questi 4 livelli previsti dalla norma CEI 79-3:

Livello 1 (RISCHIO basso)
Si prevede che gli intrusi o i rapinatori abbiano una conoscenza bassa dell’impianto di allarme e dispongano di una limitata gamma di attrezzi facilmente reperibili.

E’ il classico esempio dei ladri improvvisati, quelli che tentano un furto sperando di arraffare qualcosa.

In genere è il livello che si realizza in una piccola abitazione in cui non sono custoditi beni di valore.

Livello 2 (RISCHIO medio)
Si prevede che gli intrusi o i rapinatori abbiano una conoscenza limitata dell’impianto di allarme e utilizzino una gamma generica di utensili e strumenti portatili.

In questo caso i ladri non sono improvvisati, sanno dove colpire e come compiere un’effrazione, ad esempio sanno come scassinare una finestra, ma non sono attrezzati più di tanto (trapano, cacciaviti, palanchini, ecc.) né conoscono i dettagli dell’impianto di allarme.

In genere è il livello che si realizza in una villa o in una qualsiasi abitazione o attività in cui sono custoditi beni di valore.

Livello 3 (RISCHIO medio-alto)
Si prevede che gli intrusi o i rapinatori siano pratici dell’impianto di allarme e dispongano di una gamma completa di strumenti e di apparati elettronici portatili.

In questo caso i ladri sono ben preparati e sanno come agire.

In genere è il livello che si realizza in quei locali in cui possono essere custoditi beni di valore. Spesso è un livello che risulta esuberante per una semplice abitazione, ma non è da escludere che possa essere applicato anche in quel contesto. Può essere realizzato nelle zone di accesso al pubblico delle banche senza caveau.

Livello 4 (RISCHIO alto)
Si prevede che gli intrusi o i rapinatori abbiano le capacità o le risorse per pianificare in dettaglio un’intrusione o una rapina e che dispongano di una gamma completa di attrezzature, compresi i mezzi di sostituzione dei componenti di un impianto di allarme.

In questo caso parliamo di ladri professionisti che sanno come colpire e probabilmente hanno progettato come realizzare il colpo prima di eseguirlo.

In genere è il livello che si realizza nei locali in cui sono custoditi beni di grande valore come il caveau di una banca, di una gioielleria o di un casinò.

E’ giusto precisare che il livello dell’impianto di allarme intrusione non devi sceglierlo in base alla tipologia di malintenzionati che si presume possano tentare il furto ma lo devi prevedere, come dice la norma stessa, sulla base della valutazione del RISCHIO: un monolocale affittato agli studenti universitari probabilmente avrà un rischio diverso rispetto ad una gioielleria. Il livello di prestazione dell’impianto sarà differente così come sarà differente l’impianto di allarme nei due casi.

Ciò che mi sta capitando di riscontrare negli ultimi anni non è solo la mancanza dell’analisi del rischio e la conseguente scelta del livello di prestazione dell’impianto, ma noto che spesso non vengono neppure rispettati i dettami normativi per il rispetto del livello di prestazione minimo.

Ma cos’è questo livello minimo di cui ti parlo?

E’ il livello basilare sotto al quale non devi scendere, altrimenti non avrai realizzato un impianto di allarme intrusione a norma e, in tal caso, se nella dichiarazione di conformità lo indicherai come impianto di allarme che rispetta la CEI 79-3, avrai solamente creato un documento che potrà essere usato contro di te in sede legale a seguito di contestazioni del cliente.

Il livello minimo corrisponde al livello 1.

Una sera mi sono recato, per una cena, a casa di amici: marito e moglie sposati da qualche anno.

La deformazione professionale mi ha indotto istintivamente ad osservare l’impianto d’allarme. L’impianto era realizzato da un installatore che probabilmente non era un esperto del settore, oppure non aveva eseguito l’analisi preliminare limitandosi ad installare l’impianto. Alla fine della cena, volendo dare un consiglio gradito, ho esposto le mie perplessità sull’efficienza del loro impianto d’allarme. Di fatti ho spiegato come chiunque, con un minimo di esperienza, potesse intrufolarsi in casa loro. All’esterno esiste un rivelatore di presenza che individua chi si avvicina alla porta o alla finestra.

La mia spiegazione fu questa: “se voi siete in ferie, e beati voi che riuscite ad andarci per svariate settimane, io posso avvicinarmi alla vostra porta di accesso alla cucina”.

Ecco il famoso “accesso praticabile” descritto in un mio precedente articolo. Con loro ovviamente ho usato il termine “porta”. Poi ho proseguito:

“A questo punto posiziono un telo che mi copra dal rivelatore. E’ vero che in questa fase il rivelatore mi vedrà e farà scattare l’allarme. Ma quante volte è scattato questo allarme per la presenza di un gatto o per qualsiasi altra causa?”

La risposta fu che gli scatti intempestivi del rivelatore esterno a volte capitavano e che se non si presentava un ulteriore allarme, come ad esempio l’apertura della finestra o un movimento interno all’abitazione riconosciuto dai volumetrici, i coniugi non davano importanza all’allarme e lo tacitavano dallo Smartphone.

Quindi continuai così: “Bene. Appena avete tacitato l’allarme, visto che lo scurone è privo di protezione, lo forzo con un palanchino. Poi, visto che la finestra è munita del sensore magnetico che rileverebbe l’apertura, non la apro ma spacco il vetro. Posso agire del tutto indisturbato in quanto non sono captato dal rivelatore esterno grazie al telo che ho interposto. Appena entro, mi trovo in cucina, nella quale non c’è alcun rivelatore. Il mio obbiettivo è raggiungere la stanza in cui presumo deteniate il maggior numero di beni da valore, o in cui presumo nascondiate il portafoglio. Oltre l’80% delle persone pare che detenga questi beni nella camera da letto. Io andrò lì, ma per farlo devo attraversare la sala, salire le scale, attraversare il corridoio ed entrare in camera. L’unica stanza, fra quelle indicate, che è protetta da un rivelatore volumetrico è la sala. Provate ad inserire l’allarme e vi farò vedere che strisciando sul pavimento, passando dietro al divano, l’allarme non suonerà.”

Così fu, difatti il volumetrico era orientato in modo tale che il divano creasse una zona d’ombra in cui si poteva transitare con il classico passo del giaguaro.

Per mia fortuna la ragazza, prima di cena, aveva pulito il pavimento Ahah 😃

Dimostrata la possibilità di raggiungere la camera, gli ho spiegato che a quel punto sarebbe stato sufficiente percorrere a ritroso il tragitto e, una volta giunto all’esterno con la refurtiva, l’impianto non avrebbe dato alcun allarme.

Se l’installatore avesse realizzato anche solo il livello prestazionale 1 seguendo il metodo tabellare della norma, probabilmente non sarei riuscito a “scappare con il malloppo”. Di sicuro, se avesse realizzato un livello 2, non ce l’avrei fatta neppure ad entrare senza che scattasse l’allarme.

A questo punto ti starai domandando come sia possibile applicare le tabelle per realizzare un determinato livello.

La prima cosa che devi fare, quindi, è stabilire se l’edificio che devi proteggere è:

  • unità abitativa non isolata
  • unità abitativa isolata
  • insediamento industriale
  • locale corazzato (caveau)
  • locale cassaforte (ATM)

Per ogni tipologia impiantistica sopra descritta ci sono 3 sottoinsiemi di apparati di allarme:

  • rivelatori
  • dispositivi di allarme (sirene, comunicatori di allarme)
  • apparati essenziali ed opzionali (inseritori, alimentatori, interconnessioni, ecc.)

Per ogni tipologia impiantistica vengono definiti i 4 livelli di prestazione e per ogni livello di prestazione possono essere presenti più opzioni. A questo punto ti sarai reso conto che le combinazioni possibili diventano davvero tante ma per fortuna la norma fornisce delle vere e proprie linee guida che ci permettono di districarci in questo labirinto (anche se le scelte sono abbastanza restrittive).

Vediamo un esempio relativo al sottoinsieme “Rivelatori” estrapolato proprio dall’articolo A.2.1 della norma CEI 79-3. Preciso che questa tabella vale solo per l’unità abitativa non isolata con accessi praticabili posti ad un’altezza superiore a 4 m dal suolo come l’appartamento di un condominio non al piano terra (e nemmeno all’ultimo piano).

In base al tipo di apertura indicata sulla sinistra della tabella (porte, finestre, ecc.) ti viene prescritta l’installazione di determinati dispositivi in base al livello di prestazione scelto.

Ad esempio, per il livello di prestazione 1, seguendo la prima colonna, viene chiesto che le porte e gli accessi perimetrali siano muniti di protezione “O” ovvero protetti contro l’apertura (“O” sta per “Open” che dall’inglese significa appunto “Aperto”).

Potresti quindi installare un sensore magnetico sull’infisso della porta.

Poi, nella medesima colonna, ti viene richiesto di installare nei locali anche delle protezioni a trappola (lettera “T”).

Ciò significa che potresti installare dei volumetrici in punti strategici dei locali ripetendoli in quei locali in cui sono contenuti i beni di maggior valore.

In alternativa, anche se a me è una soluzione che non entusiasma, potresti realizzare il livello 1 seguendo quanto indicato nella colonna adiacente.

Come vedi non viene richiesto nessun contatto sulla porta ma semplicemente la protezione completa all’interno dei locali (lettera “C”).

A me non piace quest’ultima soluzione perché potrebbe non permettere l’abilitazione dei volumetrici ubicati nelle camere da letto. Durante il periodo notturno, se fossero abilitati, potrebbe infatti esserci il rischio di falsi allarmi e quindi diventerebbe una soluzione valida solo quando l’inserimento dell’allarme avviene in quei momenti in cui le persone sono fuori casa.

Molto meglio il livello 2 che, nella terza colonna della tabella, non solo chiede la protezione dall’apertura della porta (lettera “O”) ma anche la protezione dalla penetrazione (lettera “P”) che potresti realizzare mediante un sensore inerziale oppure con qualsiasi dispositivo in grado di rilevare un tentativo di effrazione sulla superficie della porta.

Anche in questo caso vanno previsti dei volumetrici a trappola ad integrazione dei sensori sulla porta.

ATTENZIONE! Quanto indicato nella tabella è la configurazione minima che permette di realizzare un determinato livello di prestazione. Tu sei libero di installare ulteriori dispositivi che ritieni siano essenziali in quanto dalla valutazione dei rischi ti sei accorto che ci sono ulteriori punti da proteggere.

Se l’edificio non fosse stato un appartamento al terzo, quarto, quinto, ecc. piano di un condominio, ma fosse stato ad es. un appartamento al piano terra, la norma non si sarebbe limitata a farti proteggere le porte, ma ti avrebbe chiesto protezioni aggiuntive, ad es. la protezione delle finestre e delle altre aperture oppure una protezione posta addirittura all’esterno dei locali.

 

Andando avanti nella lettura dell’articolo A.2.1 della norma CEI 79-3 troviamo la tabella relativa al sottoinsieme “apparati di allarme”.

Andando ad analizzare sempre il livello di prestazione 1 vediamo che le colonne sono 3. In questo caso però devi fare attenzione perché non significa che hai 3 opzioni per realizzare il livello 1.

In ogni tabella devi infatti porre subito l’attenzione ad un aspetto: se una colonna ha lo sfondo grigio significa che quella soluzione non ti permette di raggiungere il livello minimo quindi non è attuabile.

Ebbene, la colonna A, come puoi vedere, rappresenta una soluzione inadeguata. Se tu metti anche 2 sirene esterne (WD) con alimentazione remota (alimentazione da rete senza batteria) non avrai realizzato il livello 1. Nella colonna B puoi invece che con una sola sirena autoalimentata (con batteria a bordo) riesci a raggiungere il livello di prestazione 1. In alternativa alla sirena, nella colonna C, la norma ti indica di mettere un trasmettitore di allarme (ATS1) di grado 1 secondo le relative norme di costruzione (EN 50136).

Nella medesima tabella puoi invece notare che, nel livello di prestazione 2, 3 e 4, le colonne sono 4, nessuna con lo sfondo grigio, quindi hai 4 opzioni per raggiungere il livello di prestazione prescelto.

Tutti gli altri componenti dell’impianto d’allarme dovranno essere certificati anch’essi con grado di sicurezza 1 sempre secondo le relative norme di costruzione (vedasi EN 50131) come indicato nella tabella relativo al sottoinsieme “apparati essenziali ed opzionali” riportato nella norma.

 

Se ti stai approcciando a questo mondo, mi rendo conto che non sia per niente facile comprendere ciò che ti ho riportato nelle precedenti righe.

Voglio quindi darti un supporto aggiuntivo regalandoti un mini video in cui ti spiego a grandi linee ciò che hai appena letto e che riguarda il metodo tabellare.

Alessio Piamonti
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