Chi soffre, chi si adegua, chi vince: l’impatto Covid sul mercato della sicurezza

Chi soffre, chi si adegua, chi vince: l’impatto Covid sul mercato della sicurezza

di Israel Gogol – Media Group Manager, Messe Frankfurt (H.K.) Ltd, Taiwan Media Branch

Altro importante momento formativo e informativo di secsolutionforum 2021 è stato il focus sui mercati: non solo il nostro, ma anche quello internazionale. Asmag, gruppo editoriale autore dell’annuale indagine Security 50 e con il quale abbiamo condiviso oltre dieci anni di cammino con l’avventura di a&s Italy, ora nostro partner nella Security Media Alliance, ha realizzato un’indagine sull’impatto del Covid-19 sul mercato globale della sicurezza. Vedremo che alcune realtà hanno sofferto, e non poco, ma altre realtà hanno cavalcato la nuova onda, e non poco. Di certo il mercato che ci consegna il Covid è un territorio nuovo che va analizzato con occhi nuovi e aggredito con strategie e strumenti diversi.

Asmag ha realizzato a fine 2020 un sondaggio tra i propri lettori (tutti operatori professionali del canale: produttori, distributori, integratori). La casa madre di asmag, Messe Frankfurt, organizza le fiere Secutech e Intersec, quindi si tratta peraltro di un importante osservatorio angolare sul mercato globale. Osservando i risultati, possiamo vedere che le risposte delle aziende si dividono in tre categorie principali.

Chi soffre, chi si adegua, chi vince

La prima categoria ha subito un colpo tremendo: non sa quando si riaprirà e sta lottando per la sopravvivenza. Un secondo gruppo di aziende cerca di adattarsi agli alti e bassi del business: quando c’è un lockdown restano senza lavoro, ma quando si riapre lavorano normalmente. Un terzo gruppo vive invece un aumento esplosivo della domanda: prima del Covid erano produttori di nicchia, ma la pandemia ha fatto schizzare le richieste di termoscanner o dispositivi di controllo degli accessi contactless. La maggior parte delle aziende del settore appartiene ahinoi ai primi due gruppi. Il 77% degli intervistati ha subito una diminuzione delle entrate durante il 2020; due terzi (il 63%) hanno ridotto la forza lavoro o tagliato altre spese.

Mercati verticali: chi va su e chi va giù

Da un punto di vista dei mercati verticali, chi si occupa di sicurezza nel settore retail ha riportato fino al 60% di calo nelle entrate, che si riduce (si fa per dire) al 40% per chi si rivolge al mercato dei trasporti. Lato business, le PMI sono le aziende ad oggi più colpite.

Quale futuro?

Se molti dei cambiamenti che ci sono stati imposti dalla pandemia continueranno a seguirci e a influenzare il modo in cui faremo business anche nei prossimi anni, la vera domanda è: come impatterà il Covid sul modo di fare sicurezza in termini di industria e di canale distributivo nei prossimi anni?

Lato prodotto

In termini di funzionalità dei prodotti e di nuove tecnologie sul mercato, possiamo notare che alcune scelte hanno vissuto un aumento di popolarità. Parliamo di:

• soluzioni contactless – nel mezzo di una pandemia, nessuno vuole toccare nulla. C’è un aumento, soprattutto nel controllo degli accessi, di soluzioni contactless che consentono di rilevare chi indossa mascherine, misurare la temperatura e individuare la persona senza alcuna forma di contatto.

• infrastruttura cloud – Sorveglianza su cloud e controllo degli accessi in cloud esistono da tempo, ma la loro adozione è stata accelerata dalla pandemia, perché l’infrastruttura cloud consente il monitoraggio remoto, il controllo da remoto e la capacità di aggiornare il sistema senza dovesi recare in loco e aggiornare ogni workstation individualmente. Il monitoraggio da remoto (altra funzionalità presente da tempo) ha vissuto un balzo in avanti.

• funzionalità rivisitate – Un esempio per tutti: il sistema di controllo accessi ha sempre avuto un audit log che dice chi sta entrando e a che ora e chi c’è all’interno di una struttura. Ma oggi se abbiamo la necessità di tracciare i contatti e scoprire chi si trovava vicino a chi, possiamo usare le vecchie funzionalità già esistenti nel sistema per prevenire e mitigare il contagio da Covid. 

Lato modelli di business

E’ però sul fronte dei modelli di business che vedremo il cambiamento più grande:

• Low budget – Le difficoltà finanziarie degli utenti finali, accentuate dai vari lockdown, potrebbero spostare il modello di business da capex (fornitura di asset durevoli) ad opex (focus sul costo di gestione di un prodotto). L’offerta di abbonamenti di servizi e comodati d’uso che possano crescere in base alle necessità, più che la richiesta di grandi investimenti iniziali nell’acquisto di attrezzature, impatterebbe infatti meno sui flussi di cassa dell’utenza. Chi sarà in grado di fornire un modello simile potrebbe avere più possibilità di aggiudicarsi nuovi progetti.

• adozione del cloud – Il cloud, per definizione, è un’offerta diretta all’utente finale. Quindi quale sarà l’impatto sui distributori e sugli integratori di sistemi se il fornitore di cloud si dovesse rivolgere direttamente all’utente finale? I partner di canale dovranno trovare nuove modalità per aggiungere valore sul mercato. 

• approvvigionamento locale? – I blocchi ai transiti in diverse parti del mondo hanno impattato sulla catena di approvvigionamento globale. Da anni ci si si affida quasi in esclusiva a Cina e Asia per la produzione dei dispositivi, ma la pandemia ha ostacolato i trasporti. E’ possibile ipotizzare un aumento dell’approvvigionamento locale, della scelta di brand locali per evitare i problemi nella supply chain? In questo caso si ravviserebbero nuove opportunità per le PMI.

• digitalizzazione dei servizi – Impatterà sul modo di lavorare a 360°. Dobbiamo cambiare il modo di fornire prodotti, il modo di formare i partner, la raccolta delle lead, la gestione dell’intero customer journey. Con le interazioni di persona ridotte all’osso, le aziende dovranno digitalizzarsi rapidamente e in modo efficace se vogliono restare sul mercato.

In conclusione

Il Covid 19 sarà sicuramente un catalizzatore di cambiamento per il settore: nei prodotti, nei modelli di business e soprattutto nell’interazione tra i venditori e i loro clienti. Possiamo già toccare con mano un aumento della comunicazione digitale fra noi, attraverso campagne e-mail, visite ai siti web, webinar e forum online. La sfida più grande però è come mantenere viva l’interazione umana. Perché la tecnologia è potente, ma non può sostituire al 100% il contatto reale tra le persone.

La versione integrale dell’articolo riporta tabelle, box o figure, per visualizzarle apri il pdf allegato. 

 

 

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